Ormai un nuovo mondo ed una Italia diversa è davanti a noi, il sogno dogmatico della perfezione del mercato, le favole raccontate dall’attuale governo e gli eccessi del berlusconismo ci pongono un serio interrogativo, e cioè: quale Italia vogliamo? La risposta potrebbe essere scontata. Sicuramente crediamo che una nuova Italia debba essere fondata sul lavoro, sulla legalità, sulla trasparenza, sulla solidarietà e sui diritti, cinque coordinate fondamentali per una vita democratica del Paese ma che in Italia stentano ad affermarsi. Tutti noi vorremmo ritornare a vivere nel benessere nel quale ha vissuto chi ci ha preceduto.
Tanti sono stati gli errori nel passato recente, ma saremmo superficiali se volessimo addossare le colpe soltanto al berlusconismo. Il voler far arretrare la politica in favore delle regole scellerate del mercato, con ricette neo liberiste ha fallito. Gli effetti nefasti si percepiscono in tutta Italia. Mai come ora si sente la necessità della politica. Per invertire la rotta, far decrescere la crisi e rilanciare il nostro piccolo continente, occorre ridisegnare una nuova idea di società. In un momento delicato di crisi, come quello attuale, l’emergenza andrebbe affrontata ridistribuendo ricchezza e puntando su riforme strutturali, sebbene spesso impopolari, legate a temi come innovazione e ricerca. Ma forse è chiedere troppo ad un governo come il nostro che intravede come migliore ricetta alla crisi economica, l’austerità e i tagli che, purtroppo, a nulla serviranno se non a rendere senza lavoro milioni di persone.
Al contrario la via per uscire dalla crisi è un’altra. Il Governo non ha più il sostegno delle parti sociali, del mondo industriale e del mondo economico. L’ Italia ha bisogno di maggiore solidarietà intesa come: più opportunità per le nuove generazioni ai margini di un mercato del lavoro deregolamentato, maggiore distribuzione della ricchezza tra le fasce di reddito più deboli, poiché la crisi ha acuito disuguaglianze sociali in Italia come in Europa. Dalle crisi a volte si può uscire con clamorosi cambiamenti e miglioramenti per la società, basta che la politica dia giusti orientamenti. Più forte sarà la voglia di cambiamento nel nostro Paese supportata da idee innovative e solidali e meno forze politiche nazionaliste come la Lega attecchiranno, non riuscendo più a far leva psicologicamente sulle paure e sulle ansie dei cittadini, che sentendosi socialmente ed economicamente precari, sono stati preda di populismo e demagogia. Se l’Italia riuscirà a riappropriarsi del primato della politica, superando le appartenenze e le logiche partitocratiche potrà davvero migliorare l’attuale situazione, in termini economici e sociali, per essere competitiva nei confronti delle vecchie e consolidate economie europee, e delle nuove come Cina e India su tutte. E’ compito di noi giovani e socialisti porre le nuove condizioni, affinché si possa sognare una nuova Italia. Crediamo che una nuova idea di società debba fondarsi su principi quali: libertà, solidarietà, dignità, uguaglianza. Crediamo che piena occupazione costituisca un punto cardine per la tutela della dignità dell’individuo. Crediamo nella certezza del posto del lavoro, sebbene oggi il famoso posto fisso sia un obiettivo difficilmente raggiungibile, come diritto costituzionalmente previsto e nei sussidi di disoccupazione per non abbandonare chi è rimasto indietro. Crediamo nell’equilibrio, che ancora in Italia non si è venuto a creare, tra sicurezza per i lavoratori e flessibilità per le aziende e datori di lavoro. Sempre in ambito lavorativo, crediamo nella occupazione salariale ed occupazionale delle donne nel mondo del lavoro, nell’invecchiamento attivo e non nella discriminazione dell’età. Crediamo che debba essere accantonato il sentimento dell’antipolitica e della netta divisione tra partiti e società civile, ma anzi una nuova Italia potrà nascere soltanto con il contributo unanime di persone volenterose ed oneste, partiti, società civile, sindacati, associazioni e movimenti spontanei. Crediamo inoltre in una società più mobile socialmente e quindi nell’abolizione di tutti gli ordini professionali che ingessano il mercato delle professioni. Crediamo nel miglioramento della ricerca e dell’ università italiana.
Una nuova Italia crediamo possa rinascere da dieci punti:
1 - MERCATO DEL LAVORO: Nuova rete di sicurezza sociale: intervento sull’attuale sistema di ammortizzatori sociali, con politiche attive del lavoro per favorire lo spostamento di risorse da settori e da imprese in declino a settori e a imprese con prospettive di sviluppo. Forme di sostegno alle persone, diverse da quelle che trasformano il sussidio di disoccupazione in un incentivo al lavoro nero.
E’ inoltre fondamentale incentivare assunzioni a tempo indeterminato mediante sistemi di sgravi e detrazioni in favore delle imprese, elevando, nel contempo, il costo del lavoro “a termine”. In ogni caso, la retribuzione della manodopera flessibile deve essere più alta di quella stabile, in modo da riequilibrare i rapporti tra le due categorie almeno sul lato economico.
La posizione di ultima in classifica dell’Italia per occupazione femminile in rapporto a tutti gli altri Paesi europei, deve essere valutata come una gravissima carenza su cui è necessario riflettere e porre rimedi, sia dal punto di vista dello sfruttamento del lavoro nero, sia alla mancata assunzione di donne causa una possibile interruzione lavorativa per maternità o per congedi familiari. Quindi una soluzione dovrebbe essere quella di mettere in campo agevolazioni, contributi e tutto quanto necessario al fine di scongiurare che le aziende temano l’assunzione di personale femminile, ponendole in condizione di non subire danno dall’assenza della madre nei primissimi mesi di vita del bambino.
Tutte queste misure, però, devono accompagnarsi all’introduzione di uno Statuto dei giovani e dei precari, oggi privi di tutela da parte della legge 300/1970 perché riferita ai soli contratti a tempo indeterminato.
2 - SVILUPPO E NUOVE RELAZIONI DI LAVORO: Il problema cardine del nostro Paese è la sua scarsa produttività; questo nasce da una struttura delle relazioni industriali, del mercato e della tassazione che disincentiva le imprese a investire in innovazione tecnologica, la vera variante che va a determinare la produttività del lavoro. Anche se i socialisti non possono accogliere i diktat unilaterali e lo sgretolamento della cornice di contrattazione nazionale, le questioni poste nel dibattito da Marchionne non possono essere nemmeno affrontate cancellando la questione per tornare al "tutti come prima", magari sognando qualche altro incentivo statale. Una politica per il rilancio della competitività e della giustizia sociale italiana può partire da questi punti:
1) Come proposto dai compagni radicali, una nuova tassa sulle emissioni inquinanti e il consumo di suolo, aria, acqua, il cui gettito sia interamente destinato a diminuire il carico fiscale IRES sulle imprese, a partire dalle PMI, per incentivarne la crescita e il riorientamento verso settori produttivi più avanzati e sostenibili.
2) In quest'ottica, la revisione dell'IRAP in modo che non vada a colpire imprese in perdita d'esercizio e che il reddito sia calcolato al netto, totale o parziale, delle spese per personale e innovazione.
3) Introduzione in Italia di norme equivalenti alla legislazione tedesca sulla cogestione e l'informazione dei lavoratori: solo coinvolgendo attivamente i rappresentanti dei lavoratori nelle questioni cardine si potrà assicurare quel controllo dei ritmi e delle condizioni di lavoro che è precondizione della crescita aziendale.
4) Revisione e radicale taglio dei contributi statali e regionali alle aziende, anzitutto mirando a concentrarli, e in secondo luogo a spostarli sul versante dell'innovazione e della stabilizzazione del personale. Con quanto risparmiato, contribuire a finanziare il taglio all'IRAP di cui sopra. Le aziende italiane devono smettere di abbeverarsi alla mangiatoia statale, per quanto possibile, e orientarsi a competere con le grandi economie globalizzate.
5) Una legge nazionale che prescriva il recupero da parte dello Stato di eventuali contributi concessi entro i 5 anni precedenti dalla chiusura di uno stabilimento in caso di sua riapertura all'estero, sul modello del dispositivo già adottato dalla Regione Marche. Vogliamo industrie più forti e competitive, ma vogliamo anche industrie di qualità, che creano valore aggiunto per e nel territorio.
6) Una tassa patrimoniale straordinaria per ridurre il debito pubblico, una tassa sui profitti delle banche e le stock options dei banchieri il cui gettito venga destinato a finanziare le politiche per l'istruzione e la ricerca, e l'adozione di una patrimoniale fissa sul modello francese, assieme a una revisione della tassa di successione, per costruire una società più giusta, equa e dinamica.
3 - UNIVERSITA’ E RICERCA: Crediamo che l’ Università in Italia sia in netto ritardo, se comparata a tutte le altre Europee anche per scelte politiche sbagliate e poco attente alle esigenze degli studenti. Inoltre le università italiane continuano ad essere intasate dalle baronie che non permettono la crescita di giovani ricercatori e cultori della materia sottopagati e sfruttati.
Una vera riforma del mondo accademico dovrebbe avere come obiettivi:
3 - INNOVAZIONE E RICERCA : Viviamo in un Paese dove innovazione e ricerca non vanno di pari passo con progresso e futuro.
La ricerca tecnologica deve essere adeguata alle reali esigenze della produzione in un contesto economico sempre più interdipendente.
La ricerca scientifica deve rappresentare il fiore all’occhiello dell’Italia, ponendo fine al triste fenomeno del c.d. brain drain. Se da un lato infatti negli ultimi anni abbiamo assistito ad una razionalizzazione forzata nei finanziamenti alla scuola pubblica, è fortemente demoralizzante il fatto che alla fine del ciclo di studi tutto risulti inutile e quell’investimento, una volta compiuto, si sposti gratuitamente all’estero.
4 – AMBIENTE E TERRITORIO : Politiche di difesa del territorio: riassetto idrogeologico; recupero dei centri storici; sviluppo dei Parchi; tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale.
Un settore su cui vale assolutamente la pena di soffermarsi è quello delle energie prodotte da fonti rinnovabili e della c.d. green economy. Questo settore, di nuova nascita ma dalle esponenziali capacità, è sicuramente uno dei principali ambiti su cui investire e che può essere in grado di accogliere molti giovani (di ogni livello di studio) dal punto di vista dell'offerta di lavoro. L'Italia, che entro il 2013 sarà la prima produttrice in Europa di energia prodotta da rinnovabili, ha qui la sua chance più importante, anche favorendo gli investimenti dei privati attraverso la sburocratizzazione delle pratiche. Il tutto va ovviamente contestualizzato anche nel rispetto dell'ambiente e della tutela del paesaggio, consapevoli che gli obiettivi posti dall'UE in materia ambientale devono assolutamente essere rispettati e devono guardare alla ricerca, sia pubblica che privata, al fine di massimizzare i benefici e minimizzare l'impatto ambientale.
Altro punto è quello che riguarda il riassetto idrogeologico: il rischio in questo senso infatti non è stato fino ad oggi sufficientemente affrontato dal punto di vista della organizzazione, dove sarebbe importante costituire una struttura di vigilanza a livello regionale per garantire gestioni coerenti degli acquedotti, delle fognature e della depurazione.
I centri storici rappresentano uno degli elementi caratteristici del paesaggio italiano. Invertire una tendenza che fino ad oggi ha portato ad un lento spopolamento è doveroso anche al fine di recuperare un patrimonio edilizio esistente, che rappresenta la nostra storia, che rischia di cadere in degrado.
5 - LEGALITA' E LOTTE ALLE CRIMINALITA': La legalità dovrebbe essere intesa come requisito fondamentale per la democrazia. Il ripristino della legalità passa dal restituire dignità alle persone ed esecuzione alle regole a partire dalla situazione carceraria che necessita di un intervento del Parlamento, fino a giungere alla modifica di una legge elettorale non rappresentativa. Legalità significa democrazia sana, lontana da totalitarismi come il proibizionismo, far emergere il lavoro nero dall’illegalità tramite sgravi alle PMI strangolate dalla pressione fiscale ed ai nuovi imprenditori. Negare al mercato delle mafie sul traffico degli stupefacenti e delle persone, tema che tutte le democrazie iniziano ad affrontare. Crediamo, infatti, che nel nostro Paese legalizzare e disciplinare determinate questioni come la “prostituzione” e la “legalizzazione delle droghe leggere” non debba continuare ad essere un tabù ideologico.
La regolamentazione della prostituzione vorrebbe significare, intanto, un maggiore controllo sociale del fenomeno, abbattere il mercato delle schiave, e di conseguenza forti introiti per le casse delle organizzazioni criminali, senza dimenticare che regolamentando la prostituzione, ogni lavoratrice sarà fiscalmente assunta dall’eventuale datore di lavoro e controllata periodicamente dal sistema sanitario nazionale. Analoghe misure devono essere prese in materia di regolamentazione dell’uso di droghe c.d. “leggere”, uniformandoci all’esperienza nordeuropea, in modo da dare un forte colpo alla criminalità organizzata, che trae proprio da queste attività fondamentali utili in termini economici e di penetrazione sociale.
Legalità come rispetto delle regole affinchè l’Italia non sia più sanzionata per la violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Ripristino della legalità e contrasto alle mafie su tutto il territorio nazionale. La sensibilizzazione dei cittadini su questo tema, soprattutto della popolazione giovanile, è fondamentale per sradicare questo male antico ed occulto del Paese. Come FGS potremmo favorire incontri sul tema coinvolgendo le forze di polizia e di magistratura impegnate in primo piano.
6 - LA ROSA DEI DIRITTI: Molto spesso nel nostro Paese viene ribadita la parola “diritti “ ma crediamo che molti non sappiano l’etimologia della stessa , e come essa possa rappresentare una rosa di significati. Per diritto si dovrebbe intendere 'insieme di norme che regolano la vita dei membri della comunità di riferimento , ma anche una delle concezioni più risalenti è la cosiddetta teoria del diritto naturale, o giusnaturalismo . Tale teoria postula l'esistenza di una serie di principi eterni e immutabili, inscritti nella natura umana, cui si dà il nome di diritto naturale.
Diritto di IUS SOLI per tutti i cittadini nati in Italia da genitori stranieri. Questa è una battaglia di civiltà, che purtroppo vede ancora il nostro Paese barricato dietro deficienze culturali che impediscono a chi di fatto è cittadino italiano perché nato, cresciuto ed educato qui, di essere riconosciuto tale dallo Stato. Questo ostacola la completa integrazione, la tutela a 360gradi dei suoi diritti e lo fa vivere in un limbo con rischio di non ottenere il permesso di soggiorno raggiunta la maggiore età e di essere spediti in un Paese di cui non si sente parte.
Allo stesso tempo però è altrettanto necessario prevedere dei piani, sia a livello statale che a livello regionale, per: introdurre classi pomeridiane che favoriscano lo studio della lingua italiana a tutti i livelli scolastici per tutti quegli immigrati non nati in Italia e residenti qui da meno di cinque anni; impegnarsi a far si che le classi abbiano un tetto massimo di bambini stranieri pari al 30%.
Altro aspetto è poi il rapporto dei giovani con la politica. La partecipazione attiva nelle scelte politiche ed istituzionali dovrebbe rappresentare un dovere per ciascun cittadino ed è proprio in questo contesto che si pone la proposta della Federazione dei Giovani Socialisti di abbassare l'età per l'elettorato attivo a 16 anni. Andrebbe inoltre applicato un abbassamento dell'età per quanto riguarda l'elettorato passivo portando da 25 a 18 anni l'eleggibilità alla Camera dei Deputati e da 40 a 25 l’età di eleggibilità in Senato.
Far avvicinare i giovani alle Istituzioni può garantire una ventata di innovazione e proposte di cui il Paese ha estremamente bisogno. Questo tipo di riforma comunque rimane collegata ad una modifica di legge elettorale che cancelli l'attuale porcellum , approvando una nuova formulazione che sia in grado di garantire massima democrazia nella scelta dei rappresentanti nelle due Camere del Parlamento italiano.
Coppie di fatto: istituzione del registro delle unioni civili di coppie dello stesso sesso o di sesso diverso, senza assimilarle all’istituto del matrimonio. Possibilità di regolare per via contrattuale alcuni profili della vita in comune e testamento biologico
7 – LOTTA A TUTTE LE CASTE: Non solo gli ordini professionali sono individuabili come caste. Crediamo che le caste siano ovunque nel Paese e da abbattere. Come la casta politica, la casta del Vaticano, la casta dei sindacati, la casta delle banche e di tutti quei centri di potere che antepongono la tutela di interessi particolari e settoriali a quelli generali.
8-DEMOCRAZIA E LIBERTA’ DEI POPOLI: Crediamo nel pieno sostegno a società civile per la promozione della democrazia in Medio Oriente e in Africa. Crediamo nella lotta alla mutilazione degli organi genitali femminili ed ogni forma di barbarie degli individui. Crediamo e ci batteremo per la libertà di tutti i popoli del medio – oriente e non solo. Crediamo che il conflitto arabo-israeliano debba concludesi con la decisione da molti alesati :” due popoli , due stati”.
9 –WELFARE: Crediamo ci sia bisogno di un welfare più inclusivo ed attento alle esigenze dei meno abbienti. Investire in maniera importante sul c.d. Welfare State consentirebbe di andare a risolvere alcuni gap che influiscono sullo sviluppo, come ad esempio un aumento dell'occupazione femminile. L'assistenza di bambini ed anziani, in primis, dovrebbe dunque essere il primo punto su cui porre attenzione.
Per quanto riguarda l’argomento sanità, tanto dibattuto ma altrettanto importante, dovremmo lottare per dare più importanza all’HTA ( health tecnology assessment ), finanziare lo sviluppo tecnologico e mettere in condizione i nostri ospedali pubblici e privato accreditato di adottare nuovi meccanismi che potrebbero migliorare la condizione di vista e di cura del paziente e le performance delle strutture sanitarie. Prevedendo dei finanziamenti maggiori per DRG che necessitano di questi strumenti medical device innovativi si permette la deospedalizzazione, la maggiore e più rapida ripresa del paziente , meno liste d’attesa e quindi più efficienza della struttura e maggiori risposte per il paziente – utente, senza tralasciare la riduzione dei costi. Solo lottando su questa linea si può allocare meglio ogni professionalità e avere ambienti di lavoro più sicuro e qualitativamente piacevole.
Crediamo, inoltre, che affinché questo possa accadere realmente, occorre reclutare maggiori introiti per le casse dello Stato. Ecco perché siamo favorevoli al taglio del 50% delle spese militari e spese utilizzate in molte missioni di pace come Afghanistan, facendo attenzione a non inficiare sulla sicurezza dei militari che operano nelle zone a rischio, ma facilitando un lento ma efficace ritiro e tenendo presente che queste missioni ci costano Ottanta milioni di euro di spese militari al giorno.
10 – ORGANIZZAZIONE: aperta, dinamica e meritocratica. I giovani socialisti dovranno, nei prossimi anni, organizzarsi secondo una struttura snella, operativa e dinamica, capace di adattare il proprio profilo e la propria immagine alle mutevoli esigenze del tempo. In particolare, l’organizzazione dovrà aprirsi a contributi esterni, garantendo la massima partecipazione e collegialità nelle decisioni. Per raggiungere questi obiettivi sarà necessaria una riforma delle articolazioni territoriali della Fgs (soprattutto nelle zone in difficoltà), in grado di favorire nuove forme di aggregazione, a cui si accompagnerà un sempre crescente spirito federalistico fra le diverse realtà. Sul piano nazionale, dovrà prevalere il merito e la proposta politica, rispetto a logiche spartitorie antistoriche e obsolete.
Si, quindi, alla costante verifica dei lavori degli organismi di vertice, in modo da incentivare l’impegno e la dedizione di coloro chiamati a responsabilità operative. Una organizzazione aperta al mondo esterno dovrà anche saper promuovere frequenti forme di partecipazione democratica nella propria governance interna, utilizzando compiutamente quegli istituti (petizioni, referendum) già previsti dal nostro Statuto. Infine, l’approccio federalistico sarà la nostra stella polare nei rapporti con la galassia delle aggregazioni di stampo socialista, a cui rivolgeremo sempre un appello a lavorare insieme.
Una delle azioni che dovrà compiere in modo incisivo sarà quella di “esportare” le virtù del proprio modello nell’ambito del Partito, al fine di rafforzarne la capacità di mobilitazione e la dinamicità. In questa prospettiva, lo svolgimento di elezioni primarie per la scelta dei candidati e dei vertici del partito ad ogni livello sarebbe la soluzione migliore, perché favorirebbe la vitalità ed il dibattito interni, e fornirebbe, all’esterno un’immagine trasparente, interattiva, contemporanea. Accanto a simili iniziative, dovrebbe essere sempre più estesa la partecipazione femminile nei ruoli cruciali, non attraverso la fissazione di “quote”, ma aprendo spazi di intervento basati sulla meritocrazia. Giovani socialisti e Partito socialista, uniti nello stesso destino, dinamicamente.
CLAUDIA BASTIANELLI
VINCENZO IACOVISSI
LUCA BARAGATTI
SILVANO DEL DUCA
MATTIA DI TOMMASO
CAMILLO BOSCO
FRANCESCO MERINGOLO
MATTEO PUGLIESE
ROBERTO SAJEVA
MANFREDI MANGANO
SARA PASQUOT
LUIGI IORIO
SUSANNA COLLETTO
RAFFAELE TANTONE
SILVIA DI GIOIA (Federazione Prov.le di Foggia)
GIUSEPPE TANZARELLA (Federazione Prov.le di Brindisi)
NOEMI CALOGIURI (Federazione Prov.le di Lecce)
VALERIO ROSSI (Segretario Regionale Toscana)
LUCA PUGNANA (Segretario Prov.le Massa Carrara)
ALESSANDRO COLUCCI (Fed.FGS Bari