La riforma degli indirizzi nella scuola superiore annunciata in via definitiva ieri dal Ministro Gelmini è uno dei passi più condivisibili fatti finora dal governo in materia di istruzione. Per quanto la sperimentazione didattica sia un valore aggiunto, il nostro sistema aveva raggiunto un numero assolutamente spropositato di indirizzi, eccessivamente settorializzati.
L'opera di razionalizzazione intrapresa dal ministero è quindi un passo che sosteniamo, anche in considerazione della tutela di spazi di flessibilità per corsi di studio concordati con gli enti locali e le partii sociali, o elaborati direttamente dalle singole scuole, e che vanno nella condivisibile direzione di aumentare la personalizzazione dei curricula senza per questo rinunciare a un forte core group di materie.
Condividiamo anche il proposito del ministero di evitare l'applicazione della riforma anche ai secondi anni. Nota parzialmente stonata, il ruolo dei licei musicali e coreutici, di cui non è ancora chiaro il ruolo rispetto all'accesso ai conservatori, e il cui numero è ancora troppo ristretto per permettere una vera offerta formativa in tal senso.
Il problema non è dunque il provvedimento in sè, ma il rischio che, come sempre, il governo confezioni l'abito e poi si dimentichi di metterci qualcuno dentro: nella fattispecie, i fondi necessari non solo per mandare a regime la riforma, ma per assicurare efficienza al sistema nel suo complesso..